Fuga dei pensionati all'estero: sono 370mila | Live in Tunisia

Fuga dei pensionati all'estero: sono 370mila

Fuga dei pensionati all'estero: sono 370mila

Secondo l’indagine del Centro Studi di Itinerari Previdenziali ed i dati contenuti nell'XVI rapporto annuale INPS, sono oltre 370mila le pensioni pagate all’estero. Tra le mete più ambite in forte crescita la Tunisia.

 

Sempre piu' pensionati, decidono ogni anno di trasferirsi alla ricerca di paesi con tasse più basse, climi migliori e costo della vita inferiori.

Secondo l’indagine del Centro Studi di Itinerari Previdenziali ed il XVI rapporto annuale INPS, sono oltre 370mila le pensioni pagate all'estero ad ex operai, impiegati, professionisti e dipendenti pubblici (ex INPDAP). Si tratta di un numero ancora relativamente basso in termini generali, ma in crescita.

Il numero di effettivi pensionati e' tuttavia inferiore, in quanto molti percepiscono piu' di un assegno pensionistico.

Tra le destinazioni più gettonate, secondo le ultime elaborazioni fornite dal Centro studi di Itinerari Previdenziali, ci sono Canada, Australia e Germania, che totalizzano quasi la metà dei trasferimenti italiani, 150 mila pensioni, seguono altri paesi come Svizzera, Francia e Inghilterra.

In gran parte di questi casi si tratta non di pensionati "in fuga", ma di cittadini stranieri che hanno lavorato sempre o in parte in Italia oppure di italiani che erano emigrati dopo aver lavorato per un breve periodo nel nostro paese.

 

I "paradisi dei pensionati"

È invece in continua crescita il fenomeno dei trasferimenti nei cosiddetti "paradisi dei pensionati", cioè Paesi a basso costo della vita e bassa tassazione che appaiono molto favorevoli per chi si trova in età avanzata. Tra questi ci sono Tunisia, Bulgaria, Thailandia e Portogallo, dove pero' l'esenzione dalla tassazione dura solo dieci anni, non e' consentita agli ex dipendenti pubblici (ex INPDAP) e viene richiesto di spendere la pensione nel Paese.

L'Inps ha calcolato di versare all'estero oltre 700 milioni di euro per l'erogazione degli assegni pensionistici.

Riferisce infatti l'INPS nel suo rapporto annuale:

"Fino a poco tempo fa il beneficiario di una pensione pagata all’estero era esclusivamente l’emigrante italiano costretto a trasferirsi in un altro paese per necessità economiche. Oggi a questa tipologia se ne aggiungono altre due: gli stranieri immigrati che hanno lavorato in Italia e sono poi tornati nel proprio Paese di origine e i pensionati italiani che scelgono di emigrare al seguito di figli o nipoti o alla ricerca di luoghi fiscalmente vantaggiosi e/o con un costo della vita relativamente più basso di quello del nostro paese."

Delle circa 370mila pensioni pagate all'estero, "solo" 55mila sono in regime convenzionale (ovvero sono sottoposte alla tasazione esclusiva nel paese di residenza estero in virtu' di una Convenzione per evitare la doppia imposizione).

Sempre l'INPS, nel suo rapporto annuale, informa che di queste 55mila, l'85% (ovvero circa 47.000) sono pagate in soli sei paesi: Australia, Germania, Svizzera, Canada, Belgio e Austria, che certo non possone definirsi "paradisi fiscali" o "paradisi dei pensionati".

ll presidente dell’Inps Tito Boeri ha dichiarato che più di un terzo delle pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori ai 3 anni, il 70% sotto i 6 anni e l’83% inferiore ai 10 anni. Quindi molto spesso si tratta di vere e proprie “pensioncine”.

 

La Tunisia è l'unico paese che consente di ottenere l'esenzione dalle imposte anche agli ex INPDAP

In Africa spicca la Tunisia, in cui i pensionati italiani ricevono circa 600 trattamenti pensionistici con un importo medio di 1.427 Euro. La media del continente africano invece e' di circa 780 Euro mensili sul totale delle circa 3.700 pensioni ivi erogate.

La Tunisia e' in pratica l'unico paese in cui anche gli ex dipendenti pubblici -cosiddetti "ex INPDAP"- (ex militari, ex dipendenti ministeriali, ex insegnanti, ecc., ecc.) possono beneficiare dell'esenzione dall'imposizione italiana sulla propria pensione, incassare quindi l'assegno lordo e pagare le tasse in Tunisia solo sul 20% dello stesso, con il solo requisito di far transitare la pensione su un conto bancario tunisino (senza alcun vincolo di spesa in Tunisia, che non sia quello di pagare l'affitto).

Inoltre in Tunisia non vi e' l'Euro, ma il Dinaro, che al momento attuale vale circa 0.3 Euro. Cio' si unisce al ridotto costo della vita in questo paese (che puo' andare dalla meta' ad anche un quarto di quello riscontrabile in Italia, in base alla citta' di provenienza).

In altri termini e in generale, un Dinaro in Tunisia ha un potere di acquisto pari a quello di almeno due Euro in Italia. In che signofica che, ad esempio, 1.000 Euro si trasformano in circa 3.000 Dinari e questi forniscono un potere di spesa pari a quello che in Italia avrebbero 6.000 Euro.

In effetti, al momento in cui si srcive, molti pensionati residenti in Tunisia, stanno vivendo con solo una parte delle tasse risparmiate, accantonandone l'altra parte, assieme alla totalita' di quella che era la somma netta percepita in Italia.

Infine, per mantenere la residenza in questo paese, non vi ad oggi e' alcun obbligo di permanenza minima nel territorio dello stato tunisino. Cosa che consente a molti di realizzare cio' che si e' sognato per anni: viaggiare e trascorrere lunghi periodi di tempo in paesi terzi.

 

Requisiti per non essere considerati residenti ficali in Italia

A quest'ultimo riguardo, vogliamo qui ricordare che, per essere considerati residenti all'estero esclusivamente ai fini fiscali, devono sussistere alcune condizioni:

- non essere stati iscritti nell'anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell'anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili);

- non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno;

- non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

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