Investire in Tunisia: internazionalizzazione imprese | Live in Tunisia

Imprese italiane in Tunisia: si punta al mercato estero

Imprese italiane in Tunisia: si punta al mercato estero
Investire in Tunisia: internazionalizzazione imprese

Investire in Tunisia è la scelta di molti italiani che vogliono sfuggire alla crisi attraverso l'internazionalizzazione delle imprese.

Perché investire in Tunisia: i vantaggi

Mentre con l'avvento della crisi economica nel 2008, in Italia aziende medie e grandi sono state costrette a fare drastici tagli del personale e i piccoli imprenditori hanno dovuto chiudere i battenti, in Tunisia la crisi non sembra essere arrivata mai. Così un numero consistente di italiani residenti in Tunisia non sono solo pensionati ma anche imprenditori, come avevamo già accennato in un precedente articolo.

Nemmeno i tumulti politici della Primavera Araba hanno scoraggiato gli stabilimenti italiani presenti in Tunisia da decenni anzi, il cambiamento politico era molto desiderato dagli stessi imprenditori italiani che hanno dovuto affrontare la difficoltosa trafila burocratica imposta dal vecchio governo corrotto di Ben Alì prima di potersi insediare nel territorio. Tranne che per rare eccezioni, gli attacchi non hanno colpito quasi niente le aziende italiane in Tunisia e nel caso di tentativi, sono andati in fumo perché gli stessi lavoratori tunisini si sono coalizzati per difenderle.

Così aziende come Avionav, Colacem, Calatrasi, Nolanplastica, Gruppo Miroglio hanno ormai stabilito parte dei propri impianti proprio in Tunisia, dove ricavano il 100% di produttività. Secondo quanto testimonia il vicepresidente del cementifico umbro Colacem, Giuseppe Colaiacovo, il giro d'affari nei paesi del Nord Africa, è solo in crescita mentre in Italia il mercato è saturo e i ricavi dimezzati.

Ora che la dittatura in Tunisia è stata definitivamente cancellata dalla storia del paese e si è insediato un governo dal chiaro taglio democratico, le aziende italiane in Tunisia sono più decise che mai a rimanere. Inoltre, possono assumere nuova manodopera tunisina qualificata, contando su giovani che si sono formati all'estero e che sono tornati pronti a inserirsi nel tessuto economico del paese. Non solo, fra gli altri vantaggi vi sono sgravi fiscali per le aziende che investono in Tunisia, manodopera e costi energetici a costi minori che in Italia. Insomma, ce ne è abbastanza per poter dare una continuità alle imprese italiane con sede in Tunisia.

Italia e Tunisia: internazionalizzazione delle imprese e altre strategie anti-crisi

A partire del 2008, anno in cui è scoppiata la crisi economica, il mercato italiano ha cercato dei rimedi “anti-crisi” per poter affrontare questo periodo di stallo senza rinunciare alla competitività.

2010. Per combattere un mercato in cui l'offerta supera la domanda, si devono cercare anche altre vie o, in questo caso, altri paesi in cui poter svuotare i magazzini della merce invenduta e ampliare le prospettive di guadagno.

Proprio per questo, dal 2010 si è affermata la necessità di creare reti aziendali internazionali. Il network di aziende formato da imprese italiane e del Mediterraneo, sarebbe utile a condividere “conoscenze ed esperienze”. È quanto si augura la Confapi e le altre associazioni di imprese medio piccole nel mondo. L'obbiettivo comune è di favorire l'internazionalizzazione delle imprese. Dell'Accordo Quadro firmato da Confapi fanno parte Italia, USA, Finlandia, Bulgaria e altri paesi. Ma già al 2010 hanno mostrato interesse anche i paesi del Nord Africa fra cui Tunisia, Algeria e Marocco.

2012. Una valida alternativa alla delocalizzazione delle imprese è rappresentata dal fenomeno inverso ovvero tentare di sfruttare diversamente le risorse disponibili in casa propria. È come potremmo sinteticamente descrivere la ri-localizzazione. Ri-localizzare le imprese italiane con nuove strategie produttive e pratiche sostenibili, può essere la soluzione di parte del sistema economico italiano.

L'altra alternativa è di incrementare l'export del Made in Italy verso i paesi emergenti. Paesi nei quali si prospetta la formazione di una nuova classe benestante entro il 2017 e ai quali bisogna quindi mirare sin da ora.

Nel 2012 fanno così capolino nuovi termini economici. Ci si riferisce a “BBC” parlando di prodotti italiani Belli e Ben Fatti, esportati verso i paesi “BRIC”. Con BRIC si indicano i quattro grandi mercati di Brasile, Russia, India e Cina. Oltre questi paesi, la classe dei “nuovi ricchi” sarà presente anche in stati del Medio Oriente e del Nord Africa, fra cui si annovera anche la Tunisia.

2014. La tendenza attuale sembra indirizzata ancora verso lo snellimento della burocrazia per favorire l'internazionalizzazione delle aziende italiane.

Si è tenuto lo scorso febbraio l'ultimo convegno circa le opportunità di investimento da parte delle imprese italiane in Tunisia, organizzato da Unindustria Latina.

Più che di delocalizzazione, il presidente di Unindustria Latina, Paolo Marini, parla di “multilocalizzazione” delle imprese per trovare nuove strategie, non di tipo speculativo.

L'Ambasciatore Tunisino S.E. Naceur Mestiri conferma la sua fede nella Seconda Repubblica e nella nuova Costituzione tunisina, e l'interesse della Tunisia verso relazioni con l'Italia: “l’Italia è il secondo partner della Tunisia sia per scambi commerciali con circa 5 miliardi di euro per l’import/export, sia per investimenti con più di 800 imprese italiane in Tunisia”, dice.

Continua Hechemi Chatmen, Delegato generale dell'Agenzia governativa tunisina per l'attrazione degli investimenti (FIPA), “La Tunisia […] gode di una competitività economica confermata dal Rapporto della Banca Mondiale, piazzandosi al primo posto tra i Paesi del Maghreb e al 5° tra i Paesi Arabi”.

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