La Tunisia nella black list fiscale europea | Live in Tunisia

La Tunisia nella black list fiscale europea

La Tunisia nella black list fiscale europea
La Tunisia tra i paradisi fiscali

Alla fine ce l'hanno fatta.

Dopo due anni di negoziati e discusioni i ventotto ministri delle finanze europei hanno stilato una black list europea, destinata a sostituire le varie liste anaolghe gestite da ciascun paese.

E tra i 17 peasi che, secondo i ventotto ministri Ecofin, non garantiscono misure adeguate a repirmere le attivita' di elusione fiscale, rientra anche la Tunisia.

Questo l'elenco completo dei paesi conenuti nella black list fiscale europea: Samoa, Bahrein, Barbados, Grenada, Guam, Corea del Sud, Macao, Isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Saint Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti.

Riunione ministri ecofin

Le black list non sono una novita'. Si tratta di liste, finora getite a livello nazionale, dei paesi a regime fiscale privilegiato le cui caratteristiche specifiche sono un livello di tassazione basso o addirittura nullo e la scarsa disponibilità allo scambio informativo con gli altri Paesi.

Per quanto riguarda l'Italia, tali paesi erano quelli in cui, in base al decreto 4 maggio 1999 del Ministro delle Finanze e dal decreto 21 novembre 2001 del Ministro dell’Economia e delle Finanze, nonche' alla legge di stabilita' del 2016, il livello nominale di tassazione è inferiore del 50% rispetto a quella italiana.

La lista veniva aggiornata dall'Agenzia delle Entrate annualmente.

Cio' che lascia perplessi e' che con la Tunisia, diversi stati europei (Francia, Gernania e Italia in primis) hanno forti legami commerciali. Ed e' inoltre in discussioe da tempo un nuovo accordo di intercambio allargato e approfondito tra la UE e questo paese.

Paesi in black-list: quali gli adempimenti?

Fino al 2016 le operazioni effettuate da imprese (quindi soggetti passivi di IVA) residenti in Italia nei confronti degli operatori economici con sede, residenza o domicilio nei paesi inclusi nella black list erano soggette all’obbligo di comunicazione al fisco. Tale obbligo e' stato abrogato nel 2017 dall’articolo 4, comma 4, lettera d) del decreto legge del 22/10/2016 n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016 n. 225.

Inoltre, in caso di verifiche fiscali o residenza, anche di privati, in tali paesi, e' prevista l'inversione dell'onere della prova. Ovvero una persona residente in uno dei paesi in black list, e' considerato residente fiscale in Italia, fino a prova (da fornire da parte del contribuente) contraria.

Infatti nell’ art.2 del TUIR, è stato introdotto, dall’ art.10 della L.23 dicembre 1998, n.448, il comma 2 bis il quale stabilisce che ”si considerano residenti i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministero delle finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.

Tunisia in black list: quali conseguenze per i pensionati in Tunisia?

Non e' chiaro al momento se l'Agenzia delle Entrate adottera' per il 2018 la nuova lista europea. Inoltre, come appena scritto, la lista dei paesi deve essere definita per decreto e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

In tal caso si potrebbero porre dei problemi nuovi per chi e' residente in Tunisia, eventualmente anche per i pensionati in Tunisia, anche se in verita' quando l’emigrazione avviene in un Paese con il quale l’Italia ha stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni (come e' il caso della Tunisia), ma che è stato incluso nella black list, la norma in di cui sopra potrebbe non essere operativa, in quanto la convenzione obbliga gli Stati a risolvere la questione della residenza fiscale secondo uno schema molto preciso e le convenzioni sono sopraordinate a tutta la legislazione nazionale relativa alla materia di cui trattano.

Sempre in base alla convenzione in ultimo, qualora il cittadino, in base alle legislazioni dei due stati, venisse considerato residente in ciascuno dei due paesi, questi dovrebero risolvere la questione di comune accordo.

Ma quali sono i mezzi di prova che il contribuente puo' validamente fornire?

La circolare ministeriale 24 giugno 1999,n.140/E, chiarisce che i cittadini italiani emigrati nei Paesi di cui al D.M. 4 maggio 1999 potranno in pratica utilizzare qualsiasi mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa atto a stabilire: 1) la sussistenza della dimora abituale nel Paese fiscalmente privilegiato; 2) l’iscrizione ed effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici del paese estero; 3) la stipula di contratti di locazione o acquisto di immobili residenziali; 4) la movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie nel paese estero, da e per l’ Italia; 5) l’eventuale iscrizione nelle liste elettorali; 6) la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico familiare, politico sociale , culturale, ricreativo.

In conclusione nell'immediato l'inclusione della Tunisia nella black list fiscale europea non porta conseguenze pratiche, soprattutto per coloro che hanno trasferito la propria pensione in Tunisia, poiche' ogni stato continuera' a regolarsi autonomamente in merito. Resta tuttavia da tenere monitorato l'evolversi della situazione.

Commenti

defiscalizzazione

da quello che so, l'Italia ha firmato "convenzioni con la Tunisia" anche in merito alle tasse; che mi risultano prorogate fino al 2019. Quindi, perchè possono non tener conto della LEGGEììì
Inoltre come mai non si parla dei privilegiati pensionati " privati", che possono andare
in varie Nazioni con la detassazione per 10 anni??????
Siamo in ITALIA. Ti tassano su tutto, fanno quello che vogliono, ma nessuno mi dice:DOVE SONO ANDATI A FINIRE I MIEI SOLDI DI FINE RAPPORTO LAVORATIVO????Ma Governanti, non vi fate "SCHIFO", anche solo un pochino .Potere finanziario uguale:STROZZINI LEGALIZZATI.....fate schifo.Lo stato è freddo e in nome del potere soldi, ripudia i suoi cittadini.VERGOGNA

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